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Pablo e la mia storia (Tracce 2006)

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È stato il primo testo, di una certa lunghezza, che ho scritto, durante una malattia, nella casa di via Faravelli. In sogno mi era comparsa la figura di un giovane uomo, a cui ho dato subito il nome di Pablo . Più che la sua immagine, al risveglio, mi era rimasta l’atmosfera, certi dettagli che riuscivano a rendere concreto ciò che non lo era. Per ri-tornare, ri-vedere, ri-cordare, ri-collegare. Ciò che conta – dice James Hillman – è quella piccola sillaba “ri”, la sillaba più importante della psicologia. Una storia ‘psicologica’, quindi, una specie di miracolo, che ha reso possibile raccontare ciò che era troppo reale, rendendolo appena più fantastico, se non accettabile. Ci sono, infatti, storie, vite, che si ribellano continuamente a ogni tentativo di conciliazione e pacificazione, perché contengono un impossibile, che le segna con la sua indeterminatezza: il troppo. Ma, in esse, c’è anche la bellezza e così ho potuto girarci intorno e continuare a lavorarci con passione e cocciutag...